LB5P_070_Controlled decomposition

Progetto proposto da Enrico Bellini

In Italia il problema del sovraffollamento dei cimiteri sta assumendo dimensioni allarmanti con una media di quasi seicentomila morti ogni anno a cui fa riscontro una scarsità di spazi destinati alla sepoltura.

Per capire il fenomeno bisogna iniziare dalla fine e cioè dal momento in cui si muore: infatti una volta morti, ci sono tre possibilità: l ‘inumazione , cioè la sepoltura che per legge dura almeno 10 anni al termine dei quali la bara viene riaperta, i resti prelevati e collocati nell’ossario; la tumulazione, ossia il collocamento delle bare in loculi che vengono aperti dopo 20 anni e le cui spoglie finiscono inesorabilmente nel solito ossario ed infine la cremazione, dove bare e resti mortali vengono bruciati in appositi forni. Queste procedure vengono eseguite per liberare fosse e tumuli facendo così spazio ai nuovi defunti.

Quando si accerta l’incompleta decomposizione del cadavere, la legge prevede un prolungamento del periodo di sepoltura. Purtroppo però dopo 10,20 o persino 50 anni, spesso ci si può trovare di fronte a casi di “mummificazione” in quanto il naturale iter viene impedito o da fattori climatici o persino dall’assunzione di taluni medicinali come gli antibiotici o anche da alcuni conservanti contenuti negli alimenti. Inoltre, la terra dell’area cimiteriale così come prescrive una legge del 1990 deve essere dotata di un grado di porosità tale da garantire la percolazione dell’acqua, agente che favorisce il progetto di decomposizione e quando tale condizione non  si verifica più, può essere prodotta artificialmente. Il mio progetto propone di sfruttare i fattori biotici della putrefazione umana, rielaborati in vitro, al fine di accelerare questo fenomeno e far si che in 5 anni dalla sepoltura si possa procedere all’esumazione e allo spostamento della salma nell’ossario.

Tutto ciò studiando alcuni elementi della putrefazione, per poi creare una soluzione che possa essere iniettata nel cadavere prima della saldatura della bara (come già si fa con la siringa di formalina che s’inietta ai cadaveri che devono essere trasportati fuori dalla regione dove è avvenuto il decesso). In questo modo, si può ovviare al problema dei cimiteri, e allo stesso modo non andare in contro alla cremazione, che per alcuni parenti dei defunti risulta essere particolarmente stressante e difficile come soluzione